GHIACCIO PER IL DOLORE, NON PIU’ UN DOGMA MA UNA SCELTA STRATEGICA

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In seguito a un trauma di qualsiasi natura, la prima cosa che ci viene in mente è di applicare del ghiaccio, soprattutto con i bambini, come strategia infallibile e miracolosa per calmare la situazione. Ma il ghiaccio fa sempre bene? Scopriamolo insieme…

Per decenni, il protocollo R.I.C.E. (Riposo, Ghiaccio, Compressione, Elevazione) è stato il mantra indiscusso per il trattamento di traumi acuti come distorsioni, infortuni muscolari e contusioni. L’applicazione del ghiaccio è stata considerata una panacea per ridurre dolore, infiammazione e gonfiore. Tuttavia, la scienza medica evolve, e le ultime ricerche stanno ridimensionando drasticamente il ruolo del ghiaccio, suggerendo che il suo uso indiscriminato possa addirittura ritardare il processo di guarigione.

Spesso viene utilizzato anche il calore per ridurre il dolore, è importante, però, distinguere quando utilizzare uno piuttosto che l’altro, per rispondere a questa domanda vi rimando all’articolo sull’uso del freddo e del caldo come rimedio contro il dolore, trovate il link in descrizione.

Il Meccanismo Tradizionale (e i suoi Limiti)

Il ghiaccio agisce principalmente come vasocostrittore: restringe i vasi sanguigni, riducendo il flusso di sangue nella zona interessata. Questo effetto: intorpidisce la zona, alleviando il dolore nel breve termine (effetto anestetico), in quanto si ha anche una riduzione della conduzione nervosa del dolore.

Riduce temporaneamente il gonfiore (edema).

Quando il Ghiaccio è (ancora) Utile

L’uso del ghiaccio rimane prezioso in una specifica finestra temporale e con un obiettivo preciso: il controllo del dolore acuto.

Subito dopo il trauma (prime 24-48 ore): In caso di infortunio acuto (es. una distorsione alla caviglia), l’applicazione immediata del ghiaccio ha un effetto analgesico potentissimo. Permette di gestire il dolore e, limitando momentaneamente l’edema eccessivo, può facilitare movimenti più precoci, che sono poi la vera chiave per la guarigione.

Dopo un’attività intensa: Atleti che devono recuperare per una competizione a distanza di ore possono trarre beneficio dal ghiaccio per ridurre il dolore muscolare a insorgenza ritardata (DOMS), sebbene non acceleri il recupero funzionale del muscolo.

In condizioni di dolore cronico, situazioni in cui l’utilizzo di ghiaccio potrebbe essere utile nel controllo del dolore, in modo da ridurre l’uso di farmaci analgesici e oppioidi e ridurne gli effetti collaterali.

La modalità corretta: applicazioni di 10-15 minuti ogni 2-3 ore, sempre interponendo un panno tra la pelle e il ghiaccio per evitare ustioni da freddo.

Quando il Ghiaccio può essere Dannoso o Controproducente

Il problema sorge quando consideriamo che l’infiammazione non è il “nemico” da combattere a tutti i costi, ma una risposta di riparazione biologica essenziale. Il gonfiore è causato dall’afflusso di cellule infiammatorie (come i macrofagi), di fattori di crescita e di nutrienti che sono fondamentali per rimuovere i detriti cellulari e avviare la rigenerazione dei tessuti, questo aspetto riguarda sopratutto gli infortuni muscolari, come recentemente evidenziato da uno studio del 2020. 

È qui che il dogma cade. L’applicazione prolungata e ripetuta di ghiaccio oltre la fase acuta può interferire con i processi naturali dell’organismo.

  • Ritarda la Guarigione: Sopprimendo la risposta infiammatoria vascolare, si riduce l’afflusso di quelle stesse cellule e sostanze necessarie per “ripulire e riparare” il danno tissutale. In pratica, si “spegne” il segnale di allarme senza spegnere l’incendio, lasciando i tessuti in uno stato di limbo riparativo.
  • Compromette la Forza e la Flessibilità: Il freddo intenso e prolungato può irrigidire i tessuti, rendendo i muscoli e i tendini meno elastici e più predisposti a nuovi infortuni una volta ripresa l’attività.
  • Maschera il Dolore: Il pericolo più grande è che l’effetto analgesico spinga a caricare o utilizzare un arto che non è ancora pronto, rischiando di peggiorare le cose.

Il Nuovo Paradigma: dal Ghiaccio al Movimento Precoce

La letteratura scientifica più aggiornata sta spostando l’attenzione dal “riposo e ghiaccio” al P.E.A.C.E. & L.O.V.E., un acronimo che riflette una visione più olistica e rispettosa della biologia:

P.E.A.C.E. (subito dopo l’infortunio): Protezione, Elevazione, Evitare antinfiammatori (e ghiaccio eccessivo), Compressione, Educazione.

L.O.V.E. (dopo i primi giorni): Carico Ottimale, Ottimismo, Vascolarizzazione (movimento), Esercizio.

In questo contesto, il ghiaccio ha un ruolo limitato alla prima “P” (Protezione) come analgesico, ma viene sconsigliato l’uso eccessivo (“Avoid Anti-inflammatories”) per non alterare la riparazione tissutale.

In conclusione, il ghiaccio non è più il pilastro indiscutibile della terapia. È uno strumento sintomatico da usare con giudizio: prezioso per gestire il dolore nelle primissime ore, ma potenzialmente dannoso se protratto nel tempo. Potrebbe però interferire con i processi biologici naturali di riparazione muscolare, sopprimendo l’infiammazione necessaria.

Il suo uso indiscriminato è quindi sempre più messo in discussione, soprattutto negli atleti dove l’obiettivo è un recupero funzionale completo e non solo l’assenza di dolore, la vera guarigione non passa attraverso il freddo che sopprime, ma attraverso il movimento rispettoso e progressivo che stimola e rigenera, non dimentichiamo però che questo approccio è ancora oggetto di dibattito e la ricerca è in evoluzione.

sempre fondamentale consultare un medico per una diagnosi e un trattamento personalizzato. 

BIBLIOGRAFIA

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